Sajous

Un cantastorie, che interviene tre volte, offre una chiave di lettura degli avvenimenti.


Sajous

Chi non ha provato non lo può sapere
cosa sono i morsi della povertà.
Vivere col cuore in gola ogni mattina
avere sempre troppe bocche da sfamare
e non sapere se la sera arriverà.

Prendete questo mio cugino
che lavorava giù al mulino
ora c'è una macchina a vapore
e non ha più niente da mangiare.

Vivono in sei in una stanza
non c'è che pane e la speranza
ma non basta a far dimenticare
il pianto per il freddo e per la fame.

Il figlio piccolo anche ieri
in chiesa ha rosicchiato i ceri
la più grande porta a pascolare
le pecore ma non le sa contare.

Poi quando torna giù in paese
per pochi soldi a fine mese
serve all'osteria tutte le sere
dove i contadini vanno a bere.

Chi non ha provato non lo può sapere
cosa sono i morsi della povertà.
Vivono come se fossero in prigione
ma non li ho sentiti lamentarsi mai
io, invece, al loro posto lo farei.

Musica Mite Balduzzi
Testo Chiara Casucci
Arrangiamento Emanuele Chirco






Si tratta di un personaggio della storia stessa,
sempre diverso, che ne viene fuori
tre volte per commentarla.






A parlare qui è Sajous, il cugino che ha dato alloggio gratuito
alla famiglia di Bernadette al Cachot.










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